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Kenya indoors

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Kenya indoors

“Kenya indoors”  galleria Apiudieci art workshop Parma

Mostra fotografica di Monia Antonioli

Come i cammelli vengono spesso definiti “navi del deserto”, similmente le donne keniane sono identificate in lingua Swahili “meli ya ardhi” (navi del mondo). Nonostante questo appellativo dalla connotazione in parte negativa che le paragona ad animali da soma, sono ben consapevoli della loro forza e responsabilità… tanto da trasformare una definizione degradante in una percezione che le eleva nella consapevolezza che la libertà interiore non potrà mai esser loro tolta.
“Kenya indoors” è un percorso fotografico indipendente iniziato nel 2009 sull’Isola di Wasini (Kenya). Il progetto esplora il ruolo della figura femminile nella società keniana e si propone di svelare una realtà a prima vista impercettibile e invitare l’osservatore ad abbracciare l’incontro ed il possibile scambio con una cultura considerata troppo spesso lontana, sfuggente o deliberatamente incompresa.
“Ciò che appare ordinario ad un primo sguardo può risultare essenzialmente straordinario nella realtà. L’incontro di due culture straniere, lingue diverse e modi differenti di percepire la vita mi ha intrigato ed ispirato. Durante questi momenti di condivisione ho realizzato che la percezione di “differenza” è semplicemente un concetto astratto, una barriera che creiamo nella nostra mente. Nonostante le distanze e le differenze culturali, siamo tutti fondamentalmente uguali. Inspiegabilmente, l’umanità ci accomuna gli uni agli altri”.
“Queste immagini sono il risultato di un viaggio personale e raccontano le relazioni intrecciate con le persone della comunità locale, durante la mia permanenza nel villaggio di Mkwiro (Isola di Wasini).
Scattate nell’intimità delle mura domestiche, queste foto svelano solo un frammento delle vite nascoste di queste donne”.
Oltre ad invitare i partecipanti alla riflessione, questo progetto si impegna a devolvere parte dei guadagni ricavati dalla vendita delle immagini a studenti keniani meritevoli, al fine di garantire loro un percorso scolastico continuativo, e a ragazze madri per assisterle nella realizzazione e gestione di un’attività lavorativa affinché possano sostenere i propri figli senza dover cedere ad alternative degradanti.
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